Lettera ai catechisti…

News del 25/2/2005

Carissimi miei collaboratori catechisti, ci stiamo preparando a festeggiare insieme la Pasqua, ma proprio il cammino quaresimale che stiamo vivendo, ci invita a non dimenticare la via della croce che la prepara. Le parole di Gesù, ci dicono da sempre, che la croce non è solo il pezzo di legno dei condannati, ma si trasforma invece in un germoglio dal quale fiorisce la vita. Posto in alto su di essa, Gesù attira gli sguardi di tanti: domande, sentimenti e impegni. Tra questi l'impegno a spendersi di più, perché proprio chi ama la sua vita la perde, mentre chi sa metterla in coda alle sue preoccupazioni la salva e con essa salverà tanti altri. Per l’occasione vi vorrei condividere con voi una piccolissima meditazione. Prendetela come un piccolo contributo alla Nuova Evangelizzazione, perché “occorre riaccendere in noi lo slancio delle origini, lasciandoci pervadere dall’ardore della predicazione apostolica seguita alla Pentecoste”. (Giovanni Paolo II nella Novo Millennio Ineunte n° 40). Di nuovo mandò… “Ascoltate un’altra parabola”, dice Gesù in Mt 21,33, ss: “C’era un padrone che piantò una vigna… poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma… Di nuovo mandò… ma… Da ultimo mandò loro il proprio figlio…” Al posto dei puntini, sappiamo cos’è successo: bastonate, omicidi da parte dei vignaioli, insomma rifiuto categorico, chiusura totale! Oggi, non è tanto questo aspetto che voglio sottolineare, ma l’insistenza impressionante del padrone della vigna: mandò, di nuovo mandò, da ultimo mandò! Non si arrende, non molla, non si scoraggia! Santa testardaggine di questo padrone. Quando Dio decide una cosa, niente lo può fermare perché… “forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione… le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo.” (Cantico dei cantici 8,6-7) Non è questo che festeggeremo solennemente di nuovo fra qualche settimana, seguendo Gesù nella sua Passione d’Amore per l’umanità, fino alla morte e alla Risurrezione? Il Signore non guarda a sé, ma ai suoi figli in pericolo di morte. Come una madre che vede il proprio figlio nelle fiamme della sua casa e vi si getta per salvarlo, così il nostro Dio si è “buttato” nel nostro mondo, senza risparmiarsi, per strappare l’uomo dalla morte. Che mistero! Che Amore! Meditarlo, festeggiarlo, accoglierlo non può che rafforzare il nostro desiderio di diffonderlo! Diffonderlo con questa stessa testardaggine, senza arrendersi! Più volte abbiamo sottolineato le varie difficoltà e le numerose sofferenze legate all’evangelizzazione. Oggi, con gli occhi fissi sul Signore che da la vita affinché nessuno vada perduto, continuiamo a lasciarci mandare, mandare di nuovo, e mandare ancora verso i nostri fratelli, verso quelli che accettano la Buona Novella, e anche verso quelli che hanno il cuore indurito. S. Agostino, nel suo discorso n° 46 sui pastori, si rivolge alle pecore smarrite che non vogliono sentire parlare di salvezza, che rifiutano assolutamente l’amore di Dio, come i vignaioli della nostra parabola. Queste pecore dicono: “Voglio smarrirmi così, voglio perdermi così.” S. Agostino risponde: “Così vuoi smarrirti, così vuoi perderti? Ma io con tanta maggior forza non voglio questo… Alla fin fine non lo vuole colui che mi incute timore… Devo forse avere più timore di te che di lui?… Riporterò quindi la pecora dispersa, andrò in cerca di quella smarrita; che tu voglia o no, lo farò. Anche se nella mia ricerca sarò lacerato dai rovi della selva, mi caccerò nei luoghi più stretti…” E il dottore della Chiesa aggiunge, non senza humour: “Se non vuoi il fastidio di dovermi sopportare, non sperderti, non smarrirti.” Certamente non si tratta di forzare la libertà delle persone. Davanti alla proposta del Vangelo, ognuno si deve pronunciare liberamente. Ma le parole di S. Agostino mettono alla prova la forza e l’intensità del nostra desiderio di vedere che tutti accolgano l’Amore del Padre. Questo discorso ci interroga: a che punto sei della tua “sete delle anime”, della voglia che tutti accolgano la salvezza? Ti sei già arreso davanti all’indifferenza o alla chiusura di tanti, oppure tieni duro e continui a testimoniare, a tutti costi, il Vangelo della Vita? Quando, per ultimo, manda il proprio figlio, il padrone della vigna dichiara: “Avranno rispetto di mio figlio!” (Mt 21,37) Vuol dire che crede nella possibilità di cambiamento del cuore dei vignaioli. Non li considera perduti, anche se hanno ammazzato i suoi servi. Dio spera nell’uomo, Dio spera in noi più di quanto noi speriamo in lui. Che lezione! In effetti, ci invita ad andare verso i nostri fratelli con questa stessa speranza: qualunque sia il loro passato, possono cambiare, possono aprire il loro cuore all’Amore di Dio. Non è mai troppo tardi, la situazione non è mai disperata. Ecco un altro punto essenziale per i missionari che siamo chiamati ad essere. Senza questa speranza incondizionata, che a volte è una speranza contro ogni speranza, ci scoraggiamo rapidamente, e non contiamo più sull’azione sorprendente del Signore al quale niente è impossibile. Questa Pasqua 2005 sia davvero per tutti noi una nuova partenza missionaria piena di speranza, grazie all’aiuto della Prima Missionaria della Nuova Alleanza, Maria Santissima, che assecondò la volontà di salvezza del Padre, portando immediatamente Gesù alla sua parentela, senza guardare alle difficoltà. L’Amore avrà l’ultima parola! Buone feste....... In Cristo, don Gaetano
 


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