| SUD-EST ASIATICO |
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News del 28/12/2004 SFIDA ALLA TEOLOGIA O COMPRENSIONE DEL MISTERO DI DIO? È bello che Dio faccia notizia, sia pure in negativo, anche nelle nostre povere discussioni. Vuol dire che il problema esiste anche per chi giura di averlo risolto una volta per sempre. È una prova dell’esistenza di Dio. Quando il gioco della vita si fa pesante, ognuno si chiede dov’è Dio. È forse ingeneroso nei confronti di chi dice di non credere, ma è una forma di religiosità anche questa: la religiosità più utilitaristica che si conosca, del “Dio-tappabuchi” come lo definiva Bonhoeffer il Dio che mi serve quando e dove io non arrivo, ma è pur sempre religiosità. Ognuno si chiede dov’è Dio, magari solo per rafforzare la propria fede nella sua inesistenza (perché anche per questo ci vuole una fede... non è così “sperimentabile”) e concludere, come spesso facciamo, che Dio è tutto, cioè niente! Niente altro che «dolore e gioia che si alternano a caso in ogni forma vivente»(E.Scalfari): un panteismo ateistico o un ateismo panteistico, molto new age. Un Dio che si dissolve in ogni cosa, i cui connotati si smarriscono, per assomigliare sempre più a noi stessi, come uno specchio che ci rimanda la nostra immagine. È il vecchio vizio, già stigmatizzato da Ludwig Feuerbach e da lui attribuito erroneamente al cristianesimo (“L'essenza del cristianesimo”); il vizio tutto religioso di creare Dio a propria immagine e somiglianza, capovolgendo invece il vero Dio rivelatosi nelle Scritture. Noi cristiani, al contrario, ci vantiamo di conoscere un Dio personale, talmente personale da farsi uomo e lo chiamiamo, tanto per non confonderlo con altri presunti “dei” (tutti quelli che ciascuno ha in mente) «il Dio di Gesù Cristo». Non che ne esistano altri, ma esistono moltissimi simulacri di Dio, tutti quelli che l’umanità nella sua incessante e non ingiustificata ricerca, ha collezionato. Noi, peraltro, abbiamo buoni motivi per credere che Dio si sia rivelato una volta per tutte e abbia lasciato un’orma indelebile della sua identità, in un uomo «accreditato da lui con il risuscitarlo da morte», e che viene comunque rappresentato nell’atto di morire, innocente, su una croce. Non sarà un caso che anziché essere rappresentato in un atteggiamento glorioso (nell’atto ad esempio di risorgere), venga innalzato crocifisso. Se questa come noi crediamo è l’icona perfetta di Dio, capiremo, più facilmente quanto abbia da dire Dio e quanto sia presente in questa triste storia del sud-est asiatico che ci interroga, quella, appunto, degli innocenti uccisi. Se Dio è l’innocente ucciso, se non c’è morte più innocente della sua, certamente è compagno di chi muore e, di chi muore innocente, ancor di più. C'è un libro della Bibbia che lascia perplessi. Quello di Giobbe, in cui si narra la storia di tre valorosi difensori di Dio e delle sue ragioni, che, alla fine, con grande meraviglia del pio lettore, vengono sconfessati apertamente da Dio stesso! Viene invece approvato Giobbe, il quale lungo tutta la vicenda si distingue per la sua irriverente, quasi titanica, contesa con il suo creatore. «ma io all'onnipotente vorrei parlare, a Dio vorrei fare rimostranze [ ... ] voglio afferrare la mia carne con i denti e mettere sulle mie mani la mia vita! ». Lungi da me, quindi, difendere Dio! Non ne ha bisogno. Noi cristiani lo sappiamo onnipotente, ed è vero! Ma onnipotente nell’amore, e proprio quel suo pendere dalla croce ci da la giusta cifra di questo amore. Ma non può tutto, può solo ciò che l’amore può. Il male, nel senso di "ciò che ci fa male", lo subisce anche lui, perché è eterna solidarietà con l’uomo. Lo diceva bene Rosenzweig, in “La stella della Redenzione”, quando alla domanda dov’era Dio nell’impiccagione del giovane ebreo nel campo di concentramento nazista, lo vedeva pendente dalla forca. C’è però, anche un male morale con tutta la valanga di sofferenze che provoca, ed è tutto di provenienza umana: non possiamo, onestamente, attribuirlo a Dio! I cristiani, però, non sono gnostici: non pensano che esistano un Dio del bene (il loro) e un Dio del male. «Dio fa il bene e provoca la sventura», «nulla sfugge alla sua mano». Non è mai assente, né distratto, né "in viaggio", come afferma il profeta Elia a proposito di Baal, irridendo i suoi profeti. Non si nasconde Dio dietro il dito della libertà concessa agli uomini anche se pure questa subisce. In un certo senso anche la tragedia del sud-est asiatico è subita da Dio. L'unica risposta convincente, si, anche se dura: è subita da Dio! Solo il peccato Dio non subisce. Dio non è altro che amore. Tutto sta in questo «non è altro che». Vi invito a passare attraverso il fuoco della negazione: solo al di là, infatti, la verità si dispiega in pienezza. Invece di riempirci la bocca di affermazioni farneticanti, invece dì lasciarsi inondare il cuore da amaro disinganno - questo è almeno il sommesso punto di vista cristiano sarebbe meglio cambiare vita e tesaurizzare i giorni che si hanno, perché potrebbero essere ancora pochi, pochissimi. «i miei giorni sono stati più veloci dì una spola, sono finiti senza speranza. Ricordati che un soffio è la tua vita! ». C'è tuttavia un'affermazione che circola spesso nelle nostre discussioni, che è, secondo me, la chiave per capire tutta l'architettura del nostro ragionamento, come sempre rigoroso: «un bambino che muore è il male assoluto! ». No, per noi cristiani (lo dico con timore e rispetto del dolore dei tanti fratelli che ne hanno perso la compagnia fra gli uomini!), non è questo il male assoluto. Bisogna passare attraverso la porta stretta della fede per capirne il mistero. Bisognerà pure che qualcuno dica la verità, invece di arrampicarsi sugli specchi! Un bambino che muore non è il male assoluto. Mi ha sempre colpito la lettura del Rito delle esequie, nella sezione dedicata ai bambini, la chiesa conosce una splendida liturgia funebre per loro. Una volta era più visitata, per la mortalità infantile molto più frequente, ora grazie a Dio meno. Affermazioni come queste sono compatibili con una visione della vita limitata, ipotecata dalla morte. Sul questo ragionamento pesa come un macigno il fatto che noi attribuiamo alla morte l'ultima parola. Per noi, evidentemente, la vicenda umana è ristretta alla manciata di anni «settanta, ottanta se ci sono le forze», che sono per lo più «fatica e vanità, passano presto e noi ci dileguiamo». Per i cristiani la morte è solo «la festa suprema sulla via della libertà!». (Bonhoeffer) No! Lo dico sottovoce per non farmi sentire da chi sta soffrendo uno strappo doloroso, la morte di un bambino non è il male assoluto. Un male, certo, ma un male relativo. Il male assoluto, per noi cristiani, è il peccato, quel peccato in particolare (l'ultimo della serie) che ci separasse per sempre dalla "sorgente della vita» e ci consegnasse a una morte eterna. Questo è il punto di vista cristiano. Crediamo di poterlo affermare, anche se in punta di piedi e con il rispetto dovuto a chi è particolarmente coinvolto in queste vicende. Questo è il punto di vista cristiano, quello che noi chiamiamo comunemente "cimiteri", altro non sono che dormitori (questa è l’etimologia del termine) i luoghi della sepoltura e che si aspetta, ripetendolo domenica dopo domenica, “la risurrezione della carne". Che poi non sia un male assoluto si può evincerlo facilmente anche da ragionamenti umani, senza cioè ricorrere a categorie teologiche o alla fede. Basta pensare a tutte le possibili soluzioni che una vita in boccio può avere, per rendersi conto che sono molte quelle peggiori della morte. Vite vissute nella disperazione assassina; vite sbattute a morire in un bagno della stazione con un ago infilato nel braccio; vite vissute nella triste compagnia dell’alcolismo, vite semplicemente vissute nella banalità del vivere... In realtà la vita non è una commedia, ma una cosa seria (ha un impianto tragico non comico) e solo la nostra stupidità televisiva può contrabbandarla per una gaia festa continua ed erigere tutto ciò ad assoluto. Né Dio è quel babbo natale, che porta i doni una volta all'anno... «se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare anche il male?», argomenta Giobbe. In realtà «Dio è grande e terribile, misericordioso e pietoso»: mettersi al suo posto a giudicare tutto è esercizio scimmiesco, che non conduce da nessuna parte. «Milizia è la vita dell'uomo sulla terra! » è sempre Giobbe che parla e il giorno del congedo non è poi così male! Se si torna a casa. Naturalmente è giusto dire «mai più»! Soprattutto per i bambini bisogna dirlo: «mai più una cosa simile!». Noi adulti tuttavia sappiamo che continueranno a succedere cose come queste. E fra una settimana (se tutto va bene), quando di questi bambini continueranno a ricordarsi solo i loro genitori, o fra qualche anno, quando anche il ricordo dei genitori diventerà solamente intimo e non più condiviso, allora saranno sempre e soltanto nelle mani di Dio, che li ha creati perché godessero per sempre del suo amore di Padre. Questo, cari fratelli, è quanto pensiamo noi cristiani: non sarà molto intelligente, non sarà molto "in", ma a noi pare tantissimo. Se poi c’è qualcuno che trova qualcosa di meglio, ce lo dica......... don Gaetano |
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