L’EUCARISTIA...

News del 30/4/2005

L’EUCARISTIA, “LA FABBRICA DEI SANTI” Sono passati IX secoli, dall’istituzione della festa del Corpus Domini che segnò l’inizio “ufficiale” della nuova pietà. La festa, che diventerà una delle principali solennità dell’anno liturgico, nasce in Belgio nel 1246 come festa della diocesi di Liegi per iniziativa di una donna, Giuliana di Mont-Cornillon, infermiera dei lebbrosi. Durante le sue fervide adorazioni dell’eucaristia, così racconta il suo biografo, Giuliana ebbe la visione di una luna piena attraversata da una striscia scura. La beata interpretò quella fascia priva di splendore come il segno che nel ciclo delle feste del Signore ne mancava una che onorasse particolarmente l’istituzione dell’eucaristia e il corpo di Gesù. Liegi era allora un centro assai vivace di studi eucaristici: la proposta di Giuliana, scaturita da quest’ambiente, fu approvata dal vescovo e dai suoi teologi, uno dei quali era il francese Giacomo Pantaléon, figlio di un calzolaio di Troyes. Quindici anni dopo, questo teologo fu eletto papa con il nome di Urbano IV, nel 1264, con la famosa bolla Transiturus de hoc mundo (pubblicata alcuni mesi dopo il famoso miracolo di Bolsena), decretò che la festa del Corpo del Signore fosse celebrata ogni anno in tutto il mondo cristiano, il giovedì dopo l’ottava di Pentecoste (celebrata ora nella domenica successiva alla solennità della SS.Trinita). I motivi per la festa, suggeriti dalla beata Giuliana, erano ripresi nella bolla di Urbano IV: manifestare riconoscenza a Cristo per il sacramento, confondere gli eretici, riparare le irriverenze e le negligenze commesse durante la messa. Il successo del Corpus Domini andò crescendo nella stima popolare senza per altro favorire un risveglio nella partecipazione alla celebrazione eucaristica, e alla vera conversione, prevalse ancora una volta l’aspetto della solenne e pubblica manifestazione di fede. Ma alle accuse di Berengario di Tours, nessuna definizione dogmatica ha avuto valore, quanto l’incarnazione della presenza reale del Cristo nella vita dei tanti santi che ci hanno preceduto. Andando direttamente alla sorgente della loro santità, cogliamo in tutti un costante amore verso l’eucaristia e visto che ci attendono oramai mesi di relax estivo, proponiamo alla riflessione ed al desiderio di imitatio piccoli frammenti di uomini e donne contemporanei o quasi, i quali ci indicano un privilegiato itinerario di cammino. Ognuno di noi lascia qualcosa di se stesso, sulla scena di questo mondo (I Cor 7,31), noi non siamo delle comparse in questa vita, ma degli autori che nel dono della nostra libertà tracciamo il copione della nostra esistenza terrena, gli scrittori lasciano i loro libri, i ricercatori il frutto delle loro ricerche, gli inventori le loro invenzioni, magari utili all’uomo, solo Gesù Cristo, il Crocifisso Risorto, sottraendosi ai nostri occhi con la sua ascensione al cielo, ci ha lasciato se stesso: il dono più grande del suo amore. L’eucaristia è Gesù stesso, che rimane con noi sino alla consumazione dei tempi, è solo accostandosi a Lui, nel sacrificio dell’altare, che è anche comunione con lui,che nasce in noi l’uomo nuovo fatto a sua immagine e somiglianza, è solo stando con Lui nella contemplazione del suo amore nell’offerta del suo corpo che diverremo santi come Lui è santo (Lev 20,26). L’eucaristia è la fabbrica dei santi, non c’è santo senza l’eucaristia. Diamo uno sguardo rapidissimo per alcuni, un pò più significativo per altri, per vedere come questo sacramento ha condotto alla santità tanti nostri fratelli. Pierre Julien Eymard, fin da bambino manifestò un grandissimo amore a Gesù eucaristico, giovanissimo entrò tra gli Oblati di Maria a Marsiglia, fu ordinato prete a 23 anni nel 1834. dopo alcuni anni di vita pastorale, nel 1856 diede vita alla “Congregazione del Santissimo Sacramento” ( i padri Sacramentini) e sette anni dopo nel 1863 una congregazione simile per religiose, le “Ancelle del SS. Sacramento”. Così esprimeva il suo progetto “Gesù è la nel tabernacolo: dunque tutti a Lui, per Lui, con Lui.” Stimolato dall’ignoranza e dall’indifferenza religiosa nell’ambiente circostante, cercò la risposta ai bisogni dell’ uomo del suo tempo, nel richiamo al valore del dono di Cristo nell’eucarestia, rivalutando il sacrificio delle Sacre funzioni, leggiamo nei suoi scritti: “ Come è nel sacrificio della croce, che Gesù ha compiuto l’opera della nostra redenzione, è con il sacrificio della Messa che Egli continua oggi ad applicarcene i frutti .....”. Pierre Julien raccolse le forze per la sua santificazione personale dal tabernacolo, scrisse: “L’adorazione si slancia come aquila sino alla cima della montagna, ove l’amore ha la sua dimora. E là contempla il Sole d’amore per conoscerne la bellezza e la sua potenza. Egli osa, come il discepolo prediletto, riposare sul divin petto del Salvatore, per riscaldarsi, ritemprarsi, e corroborare le forze e quindi partirne come il raggio dal Sole da cui emana.”. Prima di congedarsi da questa vita il 1 agosto 1868 a soli 57 anni disse: “ C’è il Santissimo Sacramento: c’è tutto ciò che ci abbisogna”, eco di quanto aveva detto: “L’eucaristia è la vita dell’anima e dell’umana società, come il sole è la vita dei corpi e del mondo. Senza il sole la terra è sterile. Ma l’astro del giorno obbedisce al sommo Sole, il verbo divino Gesù Cristo che illumina ogni uomo e agisce per mezzo della sua eucaristia nell’intimo delle anime così da trasformare le famiglie e le nazioni.”. Che dire poi di Madre Teresa, che dalla luce che si sprigionava dal Tabernacolo vide e scoprì l’altra faccia di Calcutta, non quella dei benestanti ma la “città da incubo”(definita così da Nerhu) per singolare concentrato di miseria e di abbandono. Per amore a quel Gesù che adorava e che vedeva riflesso negli occhi di quei poveri, lasciò l’insegnamento e quella vita religiosa che lei giudicava troppo comoda e si librò docile verso nuove vette che Dio gli indicava. A chi gli domandava il segreto della sua stupenda esistenza, della sua passione per gli ultimi, della sua implacabile difesa della vita anche di fronte al crimine dell’aborto, Madre Teresa indicava Gesù solo e lui presente e vivo nell’eucaristia, perché sapeva che da Lui tutta la sua opera è partita. “Da dove riceviamo il dono e la gioia di amare? Dall’eucaristia, nella santa Comunione.Gesù si è fatto pane di vita per donarci la vita. Se davvero volete crescere nell’amore, sostenetevi con l’eucaristia, con l’adorazione .....”. E di San Vincenzo de Paoli, giornate intensissime al servizio dei più poveri ma non prima di aver fatto quattro ore di adorazione notturne. Pier Giorgio Frassati che con gli amici inventa gli “Adoratori Notturni”; don Alberione, Fondatore della Famiglia Paolina, che dall’adorazione che segnava il passaggio del secolo nella notte tra il 31 dicembre 1899 e il 1 gennaio 1900, capì quale era la strada che Dio gli chiedeva di percorrere. Chiara le parole che udì in quella occasione “..da qui voglio illuminare il mondo..” e noi al Suo cospetto possiamo essere strumenti di propagazione di questa luce, come lui del resto lo è stato, nell’intuizione del carisma che ha sviluppato nella chiesa. Tanti sarebbero gli esempi da fare, tanti quanto sono i germi di santità nel mondo, nella vita di tutti i santi c’è il segno indelebile dell’eucaristia, anzi i loro prodigi di vita nascono soltanto dall’eucaristia, il “culmine e la sorgente” della vita cristiana come ci insegna sapientemente la chiesa. Recuperando il ruolo ed il posto centrale e fondamentale di Gesù eucaristia, come gli è dovuto al Dio vivo e vero, nella nostra vita e nella vita della chiesa, ci sarà una rifioritura di vita cristiana di vocazioni e di santità, il vero rinnovamento del mondo, anche perché la vita spirituale, nella chiesa si traduce sempre in una azione pastorale, è la spiritualità che ci dice la verità sull’uomo. Stringiamoci intorno alla Sua Divina presenza, viva ed operante nell’eucaristia per attingere della sua pienezza ed essere trasfigurati a Sua immagine, l’unica nella quale Dio può compiacersi. Tutto ciò vale a dire: l’eucaristia fa i santi, il cielo li incorona. Di don Gaetano Rocca
 


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