Diritti Umani ed Etica Sociale

News del 17/6/2005

INTRODUZIONE AL PROBLEMA Parlare di diritti/doveri fondamentali dell’uomo, ci sembra più rispondente, alla sensibilità dell’uomo d’oggi, rispetto all’insieme di “virtù sociali” messi insieme nella morale tomista o di “doveri civici” dell’uomo secondo la prospettiva della morale causistica. La categoria etico-giuridica dei “diritti umani” è previa altresì a tutte le altre concezioni delle morali poiché rientra nella sfera dei diritti fondamentali dell’uomo e considera quindi tutto l’orizzonte della convivenza sociale. Essendo poi più che una nozione teoretica-sistematica, una realtà storico-esperienziale, ci permette di valutare come si è via via venuta a formare la coscienza etica dell’umanità. Considereremo allora, questa presa di coscienza, quali eventi storici e contesti culturali l’hanno favorita, faremo una panoramica dei diritti fondamentali, passando attraverso la riscoperta del loro significato etico. PRESA DI COSCIENZA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL’UOMO Attraverso l’osservazione del progressivo riconoscimento delle esigenze della dignità umana, è possibile considerare, come la riflessione sull’uomo abbia portato a riconoscerlo come soggetto di diritto. Le varie correnti di pensiero, che vanno dal personalismo al soggettivismo, dall’individualismo al nominalismo con la scoperta del “singolare”, hanno di fatto condizionato la comparsa della sensibilità delle “libertà sociali” in senso moderno. Alcuni fattori di natura storico-sociale hanno favorito l’esplosione di questa nuova presa di coscienza. La comparsa della borghesia a seguito della rivoluzione francese, la comparsa dello stato liberale che si imperniava su valori quali, la democrazia, la rappresentatività, la costituzione, ponevano le basi per una nuova era. Non mancavano a questi fattori, le critiche mosse sia dagli stessi liberali, nel tentativo di dipanare la questione spesso difficilmente conciliabile tra libertà ed autorità, sia da Karl Marx che con la promozione dell’ascesa del proletariato rimetteva in discussione quel valore della libertà, in quanto per lui, con il liberalismo si affacciava una libertà puramente “formale” a scapito dei ceti più deboli che non godevano in sostanza di questo “privilegio”. La denuncia, di fronte a questa situazione era necessaria. Il pensiero individualista conteneva in sé comunque una distorsione, cioè ridurre lo Stato ad una serie di norme giuridiche atte a tutelare la libertà delle persone e delle proprietà, senza invece preoccuparsi di promuovere la coscienza della libertà. Questo tipo di stato fu definito da Fernando Lasalle (1825-1864), come lo “stato delle guardie notturne” . Né la rivoluzione borghese né la rivoluzione proletaria, comunque hanno condotto l’uomo al possesso della libertà e delle libertà. Nella situazione attuale la libertà delle persone si sente minacciata da nemici nuovi,oltre che da quelli antichi, quali la tecnocrazia, l’eccessiva tecnicizzazione della politica, l’esasperata burocrazia, i totalitarismi degli Stati. Oggi, per superare l’impostazione borghese e marxista, si tende a dare alla libertà un contenuto più sociale, attingendo al patrimonio dell’umanesimo socialista, attraverso una profonda “rivoluzione culturale”, parallela ad una “rivoluzione morale”, di matrice antropocentrica. Il progressivo riconoscimento delle “libertà sociali” hanno portato alla logica “dichiarazione dei diritti fondamentali della persona”. Sebbene “non possiamo prescindere da un dato iniziale, spesso inosservato, che cioè la coscienza chiara e universale di tali diritti è propria dei tempi moderni” , tuttavia non possiamo non ricordare alcuni precedenti, come la Magna Charta Libertatum, concessa da Giovanni senza terra, nel 1215, altre carte di “diritti di corpi sociali” si sono succeduti, compresi quelle del riconoscimento della libertà religiosa alla fine delle guerre di religione in Europa. Per arrivare alle dichiarazioni in senso moderno, come fondanti della struttura politica e giuridica della società, bisogna risalire alla “Dichiarazione di Indipendenza degli Strati Uniti d’America” nel 1776, che parla di diritti inalienabili. Da allora si sono proclamati diverse dichiarazioni, nella Virginia nel 1776, la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” in Francia nel 1793, e la “Dichiarazione dei diritti umani” adottata dall’assemblea Generale delle Nazioni Unite, del 1948, preceduta questa dalla Carta dell’ONU e dalla Dichiarazione di Filadelfia, rispettivamente del 1945 e 1944. Per rafforzare la dichiarazione, dall’Assemblea generale furono adottati due patti, Patto internazionale dei Diritti economici, sociali e culturali e Patto internazionale dei diritti civili e politici, nel 1966. Altre dichiarazioni, riguardanti i “diritti del fanciullo” nel 1959, la “eliminazione della discriminazione della donna” nel 1967. Per quanto riguarda l’Europa sono da ricordare la “Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e le libertà fondamentali” di Roma nel 1950, che rappresenta la meta più avanzata dalla comparsa dello Stato moderno per tutelare i diritti umani sul piano internazionale e l’Atto finale di Helsinki del 1975, dove leggiamo che il rispetto dei diritti umani sono “un fattore essenziale della pace, della giustizia e del benessere necessari per garantire lo sviluppo di relazioni amichevoli e di cooperazione” tra tutti gli Stati . Il cammino percorso per giungere alla presa di coscienza delle “libertà sociali” e delle “Dichiarazioni dei diritti umani”, non ha visto il cristianesimo in prima fila, però è vero anche il contrario e cioè che non ne è stato completamente avulso o in ritardo rispetto al “sentire” del tempo. Se è vero che probabilmente non c’è stato, come doveva esserci, un ruolo di primo piano per quanto riguarda la riflessione teologica sui diritti umani in ambito cattolico, e pur vero che già Paolo e con esso anche scritti neotestamentari, abbozzano tentativi di tutela dei diritti dei singoli e di ogni uomo in genere. La riflessione patristica poi non dimentica questa urgenza tanto da ritrovarla tematizzata in più autori. La teologia morale del medioevo, soprattutto con san Tommaso, come abbiamo detto all’inizio di questo nostro lavoro, ha pur essa abbozzato e sviluppato trattati sui “Diritti umani fondamentali”, anzi superando il livello strettamente giuridico, la morale di quel tempo, presentava la giustificazione di diritti basilari anche dei diversi gruppi umani, che frattanto si imponevano come popoli nuovi scoperti dalle missioni, in questo senso, la scoperta dell’America favorirà il tema della dignità naturale di ogni uomo. Oggi, l’interesse per queste tematiche è notevolmente aumentato, tanto da far si che la produzione bibliografica è divenuta abbondante. Ad ogni modo c’è da fare differenza tra la teologia ed i pronunciamenti ufficiali della Chiesa. Per quanto riguarda la “Dottrina sociale della Chiesa”, con Giovanni XIII e la sua enciclica Pacem in terris, poniamo un paletto nell’accettazione da parte della Chiesa cattolica, del contenuto della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”. Per la prima volta, un magistero pontificio fa una dichiarazione relativamente completa e, in un certo modo, sistematica, dei diritti fondamentali dell’uomo, alla stregua delle varie assemblee nazionali. Se già Leone XIII, con l’enciclica Rerum novarum, dava avvio alla fase delle encicliche sociali, il Concilio Vaticano II consacrava appieno questa tendenza. Le varie encicliche (soprattutto la Gaudium et spes) apprezzano il dinamismo con cui tali diritti vengono promossi a livello internazionale. Paolo VI, con la Lettera apostolica Octogesima adveniens mentre apprezza le dichiarazioni dei diritti umani, denuncia, le violazioni che comunque ancora sussistono, soprattutto a livello di discriminazione. Mette in guardia da un rispetto solamente formale di tali norme e indica un surplus di carità fraterna come pienezza della legge. Giovanni Paolo II nella sua prima enciclica Redemptor hominis (1979), concretizzò il tema della dignità dell’uomo nel rispetto dei diritti umani, dando poi avvio ad una serie di suoi interventi a tal proposito, tanto da farne quasi il tema principale del suo pontificato. Sulla scia dei documenti ufficiali della Chiesa, anche varie Conferenze episcopali si sono espresse in tal proposito. Memorabili quelle dell’America Latina, di Puebla nel 1979 e di Santo Domingo nel 1992. Quanto detto fa facilmente cogliere l’inversione di tendenza che attualmente c’è nella teologia e nella dottrina ufficiale della Chiesa per la realtà dei diritti umani. Interesse questo trasversale rispetto al cattolicesimo, tanto che alla V° Assemblea del Consiglio Ecumenico delle Chiese Cristiane una risoluzione comune fa intendere che il lavoro per i diritti umani fondamentali uniscono tutti i cristiani. SIGNIFICATO ETICO DEI DIRITTI UMANI L’espressione “diritti umani” è una formulazione storica. La sua realtà, è così densa di contenuti che può essere studiata da varie prospettive. Certamente la scienza giuridica si è soffermata molto lungamente su tale questione, tuttavia questo approccio non è l’unico, anzi riteniamo che l’approccio etico dia un’ulteriore contributo alla sua esplicitazione. Intanto bisogne dire che si può parlare di “diritti” e come tali avere un riconoscimento oggettivo , in quanto riconosciuti da norme giuridiche, si rimarrebbe altrimenti al di fuori delle categorie dei diritti. Tuttavia il piano giuridico non ne esaurisce il loro pieno significato, la sua stessa nozione fa riferimento a componenti extragiuridiche quali la realtà storica dalla quale proviene, la concretizzazione sociale e l’universo axiologico di riferimento che è appunto la componente etica. Tutto ciò costituisce il campo interdisciplinare dei diritti umani. Certo l’istanza etica è un’evidenza primaria, se ogni diritto rappresenta interessi e ideali che si vogliono realizzare, tanto più per l’uomo, tali interessi e necessità da realizzare, sono così immediati e presenti da far si che il soddisfacimento di essi determina la giustezza del diritto. I diritti umani, fanno parte delle categorie giuridiche, perché facenti parte dell’ambito del diritto positivo, ma sono altrettanto categorie etiche in quanto esprimono valori, non pienamente traducibili nel campo della norma giuridica. Essi rappresentano un’idea della giustizia, la quale sempre più deve trasformarli in norme giuridiche. I diritti umani, sono espressioni storiche della coscienza etica-giuridica, sottoposti quindi al vincolo della contestualizzazione sociale. Certamente qui la distinzione si fa tra diritti umani, soggetti alla sensibilità del tempo e diritti dell’uomo, da sempre, anche se non sempre riconosciuti, inalienabili. La difficoltà a scoprire la dimensione etica dei diritti dell’uomo consiste nel fatto che non si può adottare ne una metodologia a-storica, dato che come abbiamo visto si tratta di una realtà nel suo divenire storico, ne tanto meno una ricerca delle fonti giuridica-positivistica, considerando che la norma non esaurisce tutta la problematica ad essa inerente. L’approccio più giusto, ci sembra essere quello che considera il carattere storico di questi, trascendendoli al valore inalienabile dei diritti umani. Gli aspetti axiologici che ne determinano il contenuto va dall’opzione umanista di natura antropocentrica, dove il contributo del messaggio cristiano ha avuto una notevole influenza, al valore della libertà, originato dalla matrice della “modernità”, dove l’essere “libero” si completa nel “possesso” della libertà, passando per il riconoscimento della persona umana come luogo etico dove i diritti umani si sviluppano. La funzione che le istanze etiche delle dichiarazioni dei diritti umani deve svolgere è certamente di natura orientativa, perché le norme giuridiche non li sviliscano verso posizioni contrarie alla realizzazione dell’uomo, dandone una chiave interpretativa per le loro applicazioni e stimolando, nella collettività presa di coscienza di aspetti sempre nuovi della dignità umana. Se l’esigenza delle norme positive è importante perché ci siano diritti umani, tanto più è importante il fattore etico che li renderà sempre più umani. La dimensione axiologica diventa fattore protettivo perché garantisce la dignità dell’uomo in quanto tale, prima che essere cittadino con dei diritti riconosciuti, recuperando quindi anche il valore della soggettività rispetto all’identificazione dello stesso come cittadino in forma generica. Il riconoscimento del valore etico della persona è il punto di forza dei diritti umani. Questi diritti sono originali, non dipendono da nessuna istanza politica ulteriore e di conseguenza sono inalienabili. Non sono “giudicate” da nessuna altra istanze, ma certamente “giudicano” ogni struttura sociale . Perché i diritti raggiungano piena realizzazione, si richiede sia il riconoscimento politico e sia l’ applicazione concreta delle norme. L’ideologia dei diritti umani non può restare pura retorica, ma deve raggiungere l’attuazione sociale. Purtroppo, a livello internazionale le dichiarazioni di diritti umani non possiedono ancora sufficiente protezione giuridica. Questo è un aspetto sul quale l’etica dei diritti umani deve insistere in modo particolare . Un’importante funzione dell’istanza etica inerente ai diritti umani e quella del discernimento critico delle condizioni sociali nelle quali essi sorsero. Una necessaria liberazione dall’ideologia individualistica che ricevettero nella loro prima formulazione, sarebbe auspicabile. Conviene avvertire tuttavia, che questo non deve portare ad un progressivo pessimismo nei loro confronti tanto da sostituirli con regimi totalitari che tendono a superare le deviazioni di una mentalità liberale borghese. Riteniamo che la concezione e la realizzazione attuale dei diritti umani debba avere come quadro l’opzione del socialismo democratico , che si è dimostrato più rispettoso verso le istanze etiche dei diritti umani. PANORAMICA DEI DIRITTI FONDAMENTALI Nell’affrontare questo argomento prenderemo in esame due ambiti della vita civile, quello “laico” e quello “religioso”, indicheremo solo i nomi dei due documenti più importanti sotto le due prospettive e per i testi completi rimandiamo alle fonti. Certamente la pietra miliare, in campo laicale, accolta positivamente anche dalla sfera religiosa è stata la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, proclamata a Parigi il 10 dicembre 1948 Questa si pone “come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale ed internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento” In campo ecclesiastico, ci sarebbe da tenere in considerazione tutti i pronunciamenti della dottrina sociale della Chiesa, comunque ci sentiamo di indicare l’enciclica Pacem in terris di Giovanni XIII, come la prima vera sistematizzazione della problematica, dove viene indicato tra l’altro, il diritto all’esistenza ed un tenore di vita dignitoso, il diritto alla cultura, al culto pubblico, alla formazione della famiglia in parità di diritti e di doveri fra uomo e donna, il diritto alla proprietà privata, di riunione e di associazione, ad intervenire nella vita pubblica e il diritto alla tutela giuridica. Di don Gaetano Rocca
 


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