Il Gigante non dorme!

News del 14/11/2005

"La Sacra Sindone e’ autentica?" In occasione dell’anno giubilare, ancora una volta, a soli due anni di distanza della precedente ( 18 aprile - 14 giugno), è stata esposta solennemente la Sacra Sindone alla venerazione dei fedeli, in concomitanza del Raduno Mondiale delle Gioventù di Roma. Folle di giovani, provenienti da tutto il mondo, hanno avuto la possibilità di “confrontarsi” con questo originalissimo reperto. Il lenzuolo, esposto nel duomo di Torino, tornato alla sua parziale agibilità, dopo l’incendio che lo devastò nella notte tra l’11 e il 12 aprile 1997, è custodito da una teca a prova di incendi che gli permetterà tra l’altro una conservazione in modo del tutto ottimale. Ma cos’è che fa muovere masse così numerose di fedeli, costretti anche ad estenuanti code ( anche se ridotte per il nuovo sistema di prenotazione che permette di scaglionare gli afflussi ) per poi poter godere di un tempo sicuramente breve rispetto a quello che richiederebbe una simile reliquia. Il fascino e l’emozione che suscita il reperto e addebitabile al fatto che quell’icona ineguagliabile per fattezze da qualsiasi artista, sia per l’espressione sia per quella misteriosa “presenza” che si avverte, è piena di realismo evangelico, che non si può fare a meno di pensare all’uomo dei dolori, crocifisso e risorto. Il card. Saldarini, custode pontificio della sindone dice: “l’uomo della Sindone ha lasciato su questo lenzuolo una traccia concreta, e allo stesso tempo colma di mistero, che non può non richiamare quello che per i credenti è il centro della storia, ovvero il tempo di Dio profondamente intrecciato con quello dell’uomo fino al punto di diventare un “unicum” nel Dio fatto uomo: Gesù Cristo.” François Mauriac, a proposito del volto impresso nella Sindone, lo definisce come una nuova resurrezione, Paul Claudel, dice che più che un immagine, è una presenza, ma la testimonianza più significativa la dà Delange, nel 1931, relazionando all’Accademie Français, lui agnostico professo, fuori quindi da ogni strumentalizzazione, dice: “.se non è lui, Gesù, allora dovrà essere un comune delinquente giustiziato dai romani. Allora si dovrà spiegare quella serenità, quella sovrana spiritualità di quel volto..”. Essendo oramai esclusa l’ipotesi, o meglio la possibilità, che il reperto fosse un falso medievale, e spingendoci per sentieri rigorosamente “mistici”, si potrebbe, allora, parlare della Sindone come immagine acheropita (non fatta da mani d’uomo), ma la ricerca continua, anzi la Chiesa ha chiesto alla scienza di fare uno sforzo comune per poter avere almeno qualche elemento certo sull’impressione dell’immagine sul lino.. Il Santo Padre la definisce “reliquia insolita e misteriosa, singolarissimo testimone, se accettiamo gli argomenti di tanti scienziati, della Passione, della Morte e della Risurrezione. Testimone muto, ma nello stesso tempo eloquente”. Il sacro lino della Sindone è il reperto più studiato al mondo, su di esso sono state effettuate numerosissime analisi che hanno interessato tantissimi campi della scienza e della tecnica, dalla fisica alla chimica, dalla biologica alla radiografica, tanto da far nascere una nuova disciplina scientifica chiamata appunto Sindonologia. In uno studio particolare, di recente pubblicazione, viene applicato al reperto anche la matematica, secondo calcoli probabilistici, e qui si legge fra le altre cose « Secondo calcoli matematici è più probabile che al gioco della roulette esca lo stesso numero per 116 volte consecutive, piuttosto che la Sindone non sia autentica». A sostenere questa tesi è il professore Giulio Fanti, docente di Misure meccaniche e termiche al dipartimento di Ingegneria meccanica dell’Università di Padova, che insieme alla studiosa, Emanuela Marinelli ha pubblicato appunto il libro “Cento prove sulla Sindone. Un giudizio probabilistico” (edizione Messaggero di Sant’Antonio, Padova). « Sono state prese in esame cento affermazioni -spiegano gli autori del libro - e per ognuna vengono considerate tre alternative possibili oltre ad “autentica” e “falsa”». Grazie all’elaborazione di un modello probabilistico sono stati ottenuti questi risultati: « La probabilità che la Sindone sia autentica è risulta pari al 100 per cento con un’incertezza di 10 alla -83. La probabilità che sia un falso è risultata pari allo 0 per cento con un’incertezza di 10 alla -183. Anche la probabilità che si sia verificata la terza alternativa (nè vera nè falsa) è risultata essere pari allo 0 per cento.» Per far capire che cosa significhino questi numeri il professore Fanti spiega: « E’ più probabile fare uscire 52 volte consecutive uno stesso numero al gioco della roulette piuttosto che sia verificata l’alternativa secondo la quale la Sindone sarebbe un falso medioevale o postmediovale». [….] «Dato che non risulta che sia sia mai uscito uno stesso numero della roulette per 52 volte consecutive -tantomeno 116 volte -, ne consegue che l’unica alternativa possibile è quella che afferma l’autenticità della Sindone». Nel libro è contenuto anche uno studio antropometrico che rivela che l’uomo sindonico è di razza semitica. A questa conclusione si arriva grazie ad un esame del rapporto tra la lunghezza della tibia e quella del femore, chiamato “indice tibio-femorale”. Senza stare qui a spiegare le ricerche bibliografiche, che il professore Fanti stesso ha condotto, dove risulta che tale indice, riprodotto virtualmente attraverso elaborazioni computerizzate danno esiti praticamente incontrovertibili. Come abbiamo visto, anche se solo a livello generale, soffermandoci soprattutto sotto l’aspetto probabilistico, rispondiamo alla domanda che più ricorre quando si parla della Sindone a livello non propriamente scientifico è cioè : «Che probabilità c’è che questo sia vero?». Questo studio quindi, oltre alla sua valenza propriamente scientifica viene incontro anche alle esigenze dei lettori comuni che non vogliono impelagarsi in questioni puramente tecno-scientifiche. Nonostante ciò a noi piace affermare, così come lo dice la fede, che questo “reperto” è un “Testimone muto” e viste le ostinazioni e le preclusioni preconcette che si hanno contro di esso, non può non farci risuonare nel cuore il quarto carme del Servo Sofferente di Jahwè dove dice “maltrattato si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca” (Is 53,7). Questo testimone muto non è forse una manifestazione visiva di quel Gesù, crocifisso e risorto, ancora oggi oltraggiato e deriso, maltrattato e messo da parte nella nostra società, intrisa sempre più di immanente e dimentica di trascendente. Forse, questo lenzuolo ancora una volta ci farà alzare gli occhi al cielo, ricordandoci che comunque Egli “non griderà, né alzerà il tono, non farà udire un piazza la sua voce” (Is 42,2), ma solo uno sguardo di fede ci aprirà al nostro bisogno di speranza, vedendo in quel messaggio, non l’icona di un morto, ma la luce di Cristo risorto che ci dà la vita. Ora noi qui non vogliamo dare un giudizio scientifico e tantomeno religioso sul reperto, che comunque rimane un’icona per la chiesa e un mistero per la scienza, ma vogliamo solo mettere in evidenza come anche intorno alla figura di Gesù si svilupparono tesi speculative in tutti i campi, relazione questa molto particolare. Gesù non ebbe un nome per il procuratore romano Ponzio Pilato, fu semplicemente “Ecce Homo”(Gv 19,5). Anche l’Uomo della Sindone, forse non avrà mai un nome ufficiale, coi carismi della autenticità scientifica, ma poco importa, alla fede sicuramente no. I farisei con ansia chiedevano a Gesù «Fino a quando ci terrai sospesi? Dicci chi sei» (Gv 10,24). E’ opportuno magari ricordare la riflessione di Giovanni lungo il lago di Tiberiade, dopo la risurrezione:«E nessuno di noi gli domandava “chi sei?”, perché sapevano che era il Signore» (Gv 21,12) Ancora Pilato, seguendo la Nuova Accademia, inclinandosi verso lo scetticismo, rinunziando addirittura a una conoscenza della verità, chiedeva all’Uomo, “Che cos’è la verità ?”(cfr Gv 18,38) e Paolo VI commentando questo passo diceva che la verità l’aveva di fronte ma non la vedeva. Aristotele diceva: “La verità è sempre di fronte a noi, e noi ne siamo quindi circondati e fasciati, è il nostro intelletto che deve abituarsi a vederla, così come i nostri occhi devono abituarsi a vedere la luce di cui siamo circondati e inondati”. Nel vangelo di Matteo leggiamo che i sommi sacerdoti, cercarono di corrompere i soldati a guardia del sepolcro per fargli dichiarare il falso (cfr Mt 28,11-15.) e questo ci fa ritornare in mente quanto Gesù stesso aveva detto “se tacerete voi, grideranno le pietre”( Lc 19,40). Le guardie hanno sì potuto ricevere dei soldi per tacere, ma le pietre lo hanno gridato più forte, soprattutto quella rotolata via dall‘ingresso del sepolcro. Tanti lillipuziani ancora oggi cercano di imprigionare il vero Gulliver della storia, tanti neo Jonathan Swift, vorrebbero relegare questa realtà in viaggi nell’immaginario della memoria, ma questa testimonianza si impone e ci interroga. E si, è proprio vero, il gigante non dorme ed è difficile che rimanga legato. Come si sia impressa quella immagine sul lino forse un giorno con l’ausilio della scienza lo capiremo, probabilmente non sapremo mai cosa sia successo nel buio di quel sepolcro, in quella notte di “riposo nel cuore del Padre” (lo Shabbat del Figlio), di certo il reperto in esame è un testimone muto, ma non silenzioso, egli interroga le coscienze di ognuno, e ci comunica una spiritualità escatologica, comune ad ogni uomo. *DI don Gaetano Rocca*
 


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