Appunti di comunicazione

News del 12/12/2005

COMUNICAZIONE TECNICA O VERAMENTE SOCIALE? "Appunti a proposito della vera comunicazione" - In una relazione introduttiva, del cardinale Ruini, al Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana tenutosi, qualche anno or sono a Torino, a proposito delle tante bugie che si sono dette nei confronti del mega raduno di Tor Vergata dei giovani con il Santo Padre, disse, probabilmente a braccio, “Meno male che c’era la televisione! ”. Questa piccolo inciso, fa capire come la comunicazione sociale possa essere impiegata per la verità e la sua causa. Molto spesso però quando si parla di comunicazione sociale, raramente si pensa al fatto che questa, per poter costruire l’umana società nella verità, deve innanzitutto essere umanizzante. Non basta che sia composta da uomini perché senz’altro possa dirsi umana, non basta cioè, che sul campo di battaglia si dispongano le potenze di fuoco dei neotitanici strumenti tecnici, ma è necessario che ci siano anche e soprattutto dei contenuti che tendano ad umanizzare sempre più la società. Solitamente a noi sfugge un elemento importante, un componente essenziale della comunicazione sociale, un elemento in antitesi ma costitutivo con gli strumenti di potere e cioè la dimensione spirituale che dell’uomo è parte integrante. Strumenti di potere e virtualità spirituali devono imparare a dialogare tra di loro se vogliamo raggiungere l’uomo nella sua unitotalità. La comunicazione sociale (quella che mira a fare la comunità umana) non è quella forza travolgente esteriore contro cui non c’è nulla da fare, anche se è pur vero, agli usufroitori poco attrezzati, che le correnti collettive sono troppo potenti per non pesare gravemente sul pensiero di tutti e che anche chi non condivide l’idea del tal giornale, della televisione, del partito, della stampa in genere, dell’ideologia, spesso ne subisce gli influssi. In questa epoca, poi, dove la fatica del pensare si fa più evidente, può avvenire anche ai più arditi, quella narcosi dello spirito, che non gli permette più di reagire o peggio di poter credere che le cose possono andare diversamente. Ma questa è la zona degli imperativi degli strumenti del potere. Spesso hanno la tecnica più avanzata come elemento di sicurezza. Fin qui si tratta più di comunicazione tecnica che non sociale o umana. Anche se gli strumenti di potere ideologico sono usati da uomini intelligenti (forse anche troppo!) questo non vuol dire che il loro fine è lastricato di buone intenzioni sull’uomo. Eppure non è tutto qui. La comunicazione sociale ha qualcosa di più valido della stessa sovranità della tecnica audiovisiva: è la comunicazione delle virtualità spirituali. Importa una certa connaturalità delle anime che vivono profondamente in se stesse e dal di dentro si collegano, sempre nel mistero. Si potrebbe dire che la comunicazione sociale fatta dagli strumenti del potere tecnico lancia i suoi ripetitori nel cielo mentre l’altra, la comunicazione che emerge dalle virtualità spirituali ha le sue antenne nel più profondo dell’uomo. Non sapremo mai quanto dobbiamo alle nostre tante vecchiette che popolano ancora i nostri quartieri e paesi, che accolgono con fede e serenità la loro croce quotidiana; ai tanti giacigli di dolore che invece di imprecare al cielo, con abbandono fiducioso elevano pensieri di amore e intimità a Colui che fa del loro letto un talamo d’amore; ai nostri tanti monaci che godono di vivere, ritirati dal mondo, nel cuore del mondo o al numerosissimo popolo del volontariato, che in prima linea, si impegna per la costruzione di un mondo più giusto e più fraterno. Non vorremmo che fossero le tragedie a far emergere questo mirabile mondo. Ci vuole davvero un Dio anche solo per questo: per conoscere, sostenere, collegare queste virtualità profonde di persone altrimenti ignorate, che collegano il mondo e fanno la comunità umana, nella famiglia dei popoli. Certamente un messaggio del genere, resterà sempre ai margini della comunicazione fino a quando si vedono i mezzi della comunicazione nella prospettiva della strumentalità. Ma è proprio questa la sfida che la Chiesa accetta. In un messaggio del Santo Padre Giovanni Paolo II, a proposito della XXXIV Giornata delle Comunicazioni Sociali, si legge un invito ai mezzi delle comunicazioni sociali di correggere una loro sorta di indifferenza e persino ostilità nei confronti di Cristo, di “uno scarso rispetto della religiosità” e delle “convinzioni morali della gente”. Se si vuole essere “vox Christi”, bisogna saper anche scoprire queste antenne disseminate nel sottofondo umano, nel suo sottosuolo, germinanti nel silenzio della terra, e restituirgli almeno un credito di riconoscenza, nella modestia però, come la natura ci delizia del gusto visivo di un fiore lasciando solo agli animi più raffinati la comprensione della germinazione seminale. Molto opportunamente la Chiesa non parla mai di comunicazione di massa, ma di comunicazione sociale e questo può voler dire che se nel cuore dell’uomo c’è sempre un colmo insoddisfatto di ricerca di senso, il compito degli operatori dovrebbe essere quello di colmarlo con la verità. Quando pensiamo alle forze costitutive della comunicazione sociale, non soffermiamoci solo al loro aspetto ontico, al loro potere socioculturale, alla loro sete di sensazionalismo, ma pensiamo pure al loro valore profondamente ontologico, al loro contenuto più intimo, delle virtualità spirituali. - A CURA DI don Gaetano Rocca
 


Vai all'elenco completo delle news >>


<<Torna alla Home del sito