| Un tuffo nel cuore |
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News del 6/3/2006 Tempo di Quaresima, un cammino di quaranta giorni che ci porterà alla Pasqua. La Quaresima è tempo di salvezza. Essa non è fatta da mani d’uomo, non è solo un rituale liturgico; ci è preparata da Dio e sgorga, come acqua di salvezza, dal costato squarciato e glorioso del Crocifisso. La Quaresima è un cammino che ci fa passare “da questo mondo al Padre”, dalla lontananza di Dio all’incontro con Lui. La Quaresima ci inserisce quindi nella storia della salvezza, chiamandoci a vivere oggi, l’evento dell’Esodo; meglio ancora, l’evento di cui l’Esodo è profezia, cioè la Pasqua del Signore. Per questo ogni anno la Chiesa ci invita ad intraprendere un cammino nel deserto, o meglio lo stesso cammino di Gesù verso Gerusalemme, passando per la croce. Si impone quindi una conversione, che è condotta da Dio mediante la sua Parola: come ,appunto, Dio conduceva Israele dall’Egitto alla terra promessa, eretz Israel. Per poter tentare quindi, questa conversione, e per far si che questa non rimanga solo sociologia religiosa, occorre esaminare il proprio cuore, per scoprire in esso, il vero senso del nostro allontanamento da Dio, e cioè il peccato. Spetta a tutti, anche a noi, chiamare per nome i nostri peccati, le nostre schiavitù, per chiedere a Dio di esserne liberati e camminare, giorno dopo giorno, nella lotta e nella fatica, verso la libertà dei figli di Dio. Quello che vi proponiamo è un viaggio immaginario all’interno del nostro cuore, per scoprire in esso le stupefacenti meraviglie dell’amore di Dio, e le nostre povertà più sincere, nella consapevolezza che queste saranno tutte bruciate dall’Amore irresistibile di un Padre che teneramente ci ama. Si parte. Esaminare il proprio cuore, non è una impresa facile, perchè è un’attività oramai in disuso, nella società moderna attuale, dove tutto sembra “camminare così in fretta” tutta improntata sull’immediatezza e sul voler “uscire” o a ad essere “catapultati” fuori da sè , è un assurdo richiedere questo esercizio. Sarebbe come ripetere “Fermate il mondo, voglio scendere”, un vecchio slogan questo ma ancora valido, potremmo parafrasarlo dicendo “Fermate un pò questi ritmi super-accellerati, ed esaminiamoci un po...”. Tutto questo è difficile, perchè richiede tempo, lavoro, sacrificio, lacerazione del cuore. Soprattutto esaminare il nostro cuore vuole dire mettersi allo scoperto, avere la verità su noi stessi, e noi sappiamo quanto sia difficile questo, abituati come siamo a camminare mascherati. Claude Morel, mettendo a fuoco questa dinamica diceva “Non abbiamo forse tutti la tendenza a portare la maschera e a imbrogliare, con il pretesto di affermare la nostra personalità? Per essere veramente umili, occorre essere veri, non cercare di illudersi o di ingannare.”. E’ questo il cammino che ci viene richiesto, un cammino di verità, nella Verità. Un’altra difficoltà che si incontra, dando per scontato la disponibilità a farlo, è che il nostro cuore è una realtà indecifrabile che neppure noi conosciamo bene fino in fondo. Qualche tempo fa uscì un libro di Susanna Tamaro “Va dove ti porta il cuore”. Questo libro che tra l’altro ebbe un successo editoriale internazionale, era viziato da un errore di fondo, fare del cuore e quindi del proprio sentimento, il valore etico supremo della nostra esistenza. Ma è proprio vero che dal cuore esce il meglio di noi? Non dice Gesù che ciò che esce dal nostro cuore è cupidigia, invidia, lussuria, impurità?. Ma torniamo al nostro cuore, una realtà non sempre esplorata completamente, perchè costruita da innumerevoli stanze, ma è qui che deve entrare il Re della gloria, si devono aprire le porte antiche. E’ un sistema di scatole cinesi, più si insiste, più si lavora, più si va in profondità. Diciamo subito che non è solo un organo, anzi un “muscolo cavo” secondo la terminologia scientifica, ma è soprattutto un “luogo” dove spesso ci dovremmo ritirare per riposare, ma per poter riposare il luogo deve essere ben accogliente e pulito, per questo va bene ogni tanto fare una ripulitura, bisognerebbe periodicamente spazzarlo. Pur con tutte queste difficoltà ci accingiamo a compiere un ulteriore discesa , a gettare le reti, nel profondo di questo luogo. I primi livelli, le prime stanze, le prime scatole, sembrano abbastanza pulite, sono le stanze della superficialità, della quotidianità, ma anche delle frasi del tipo “per me è così”, “faccio come dico io”, “io la penso così” ecc. ecc., se l’esame finisse qui ci si potrebbe ritenere quasi a posto, ma non è così. Scendendo più giù, arrivano i primi problemi, si passa cioè in quel luogo , che definiamo “complicità inquietante” e cioè la complicità è data dal luogo, che già conosciamo e che ci è pure familiare, l’inquietudine è data dal fatto che le frasi non contengono più il soggetto Io ma si riferiscono ad un Tu! diventano cioè “come è per Te”, “faccio come dici Tu”, “Tu la pensi così”. Queste voci risuonano in noi prepotentemente attraverso la sua Parola, che sappiamo essere una spada a doppio taglio, cioè ferisce chi ascolta, ma anche chi la pronuncia. In questo luogo profondo del nostro cuore, come diceva S.Ignazio di Loyola, noi siamo la stanza, Lui la presenza. In questa stanza, quante ferite inferte al Suo amore, quante resistenze, quanti rinnegamenti, quanti tentativi di imprigionarlo dentro di noi, ma si sa la Parola di Dio non è imprigionata! Qui, in questo luogo, veramente ci confrontiamo con la nostra pochezza, con la nostra vera realtà, la più profonda. Ma ancora una volta, mentre un sano timore ci assale, e cerchiamo in fretta di risalire, udiamo una voce che dice “Non misurare la tua indegnità, in base a quello che sei o che fai, ma in rapporto al tuo sforzo d’amore che tu fai per me. Amami come sei....mi ami tu?..Si Maestro sai che ti amo!! ” Anche questa volta, il battesimo delle lacrime, ci condurrà al lavacro delle nostre colpe. A CURA DI - don Gaetano Rocca |
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