Terésè di Lisieux

News del 21/5/2007

- Terésè di Lisieux - (Dottore della Chiesa) - UNA SFIDA DA VIVERE O UNA SCOMMESSA GIOCARE? - Parlare di Teresa Martin, in questi termini può sembrare quanto meno curioso, ma se si considera l’esclamazione:« Io scelgo tutto» in questo episodio della sua vita, bene si coglie il senso della sfida con se stessa nei primi anni del suo cammino spirituale e la scommessa nella fiducia in Dio, nella seconda tappa che l’accompagnerà fino agli ultimi istanti della sua “entrata nella vita”. Un giorno sua sorella Leonia, pensando di essere troppo grande per giocare con la bambola, va incontro a Celina, altra sua sorella, e a Teresa con un cesto pieno di vestitini per bambole e la sua bambola che aveva deciso di disfarsene e dice ad entrambe «prendete e scegliete, vi do tutto». Al gesto di Celina che si accontenta di un vestitino, Teresa allunga le mani e senza esitazione esclama « io scelgo tutto ». Teresa stessa dice che questo suo breve tratto della sua infanzia è il riassunto di tutta la sua vita. Da giovinetta questa stessa esclamazione la accompagnerà quando vorrà scegliere il gradino più alto della perfezione cristiana. « Dio mio scelgo tutto. Non voglio essere una santa a metà, non ho paura di soffrire per Voi, temo una sola cosa, cioè di conservare la mia volontà: prendetela, perchè scelgo tutto ciò che Voi volete» Siamo così alla presenza di una creatura che con tutti i suoi sforzi cerca di raggiungere il suo Creatore, facendo leva esclusivamente sulla propria umanità e volontà. E’ la storia di Babele che si ripete, può l’uomo, pur con tutti i suoi sforzi salire a Dio?. Ma la vita di Teresa è un susseguirsi di grazie: il sorriso della Vergine che la guarisce da una malattia che sembrava inguaribile; la “grazia della notte di Natale 1886” che la fortifica e gli fa superare quella sottile tentazione che la induceva ad avere sempre il costante desiderio di piacere agli altri. Di quella notte Teresa scrive ”da quel momento non fui più sconfitta in un combattimento, ma procedetti di vittoria in vittoria.....Gesù mi trasformò in modo che io stessa non mi riconoscevo più.” Comincia così la scalata verso quella che pensa il massimo della professione cristiana. Ben presto però si deve confrontare con le sue debolezze e questa dura realtà, che lei faceva fatica ad accettare, ben presto la conduce ad uno dei momenti più bui della sua vita,” Scrive: “..mi accorgo di essere ben lontana dal mio soggetto.....mi vidi assalita dalla terribile malattia degli scrupoli. Bisogna essere passati attraverso questo martirio per capirla bene, dire quanto ho sofferto per un anno e mezzo mi è impossibile. Tutti i miei pensieri e le mie azioni più semplici divenivano per mè oggetto di turbamento. Che pazienza è stata necessaria a Maria per ascoltarmi....là seduta, non smettevo di piangere e di raccontare tutti i miei scrupoli..”. Ma un sogno molto strano per una persona come Teresa che sembra non ammettere molta importanza ai sogni, è un raggio di sole nel buio cupo della prova, quello che Madre Anna di Gesù, alla quale S.Giovanni della Croce le dedicò il “ Cantico Spirituale”, la rassicurava con amore e tenerezza che il buon Dio non domandava altro da lei, anzi Egli era contento, molto contento. Da allora, sempre più Teresa acquista fiducia in Dio e questa fiducia ne diventa il mistero. La fede nell’amore misericordioso diviene in lei esperienza di abbandono fiducioso e dolcissimo. Nel corso degli anni il suo cammino nell’amore misericordioso andrà sempre più amplificandosi, Teresa non si preoccuperà più di nulla, la sua sola occupazione è l’abbandono alla volontà di Dio. “Gesù si compiace nel mostrarmi l’unico cammino che conduce alla fornace divina dell’amore; questo cammino è l’abbandono del piccolo bambino che si addormenta senza paura nelle braccia di suo Padre”. Teresa è entrata nel Carmelo con il desiderio di diventare una grande santa, ha come modello S.Teresa d’Avila ed anche Giovanna d’Arco, ma è consapevole di essere incapace di pregare come S.Teresa o vivere eroicamente come Giovanna d’Arco. Ogni giorno si scopre imperfetta e molto al di sotto dei propri sogni:”..ho sempre desiderato essere una santa, ma ahimè, ho sempre accertato, quando mi sono paragonata ai santi, che c’è la stessa differenza tra una montagna la cui vetta si perde nei cieli, e il granello di sabbia calpestata sotto i piedi dei passanti. Invece di scoraggiarmi mi sono detta: il buon Dio non può suscitare desideri inattuabili, perciò posso, nonostante la mia piccolezza aspirare alla santità.....”. Si sceglie così le braccia di Gesù come ascensore per essere innalzata a Lui stesso, ritenendosi troppo piccola per salire la lunga ed impervia strada della perfezione; si consegna così alla povertà dell’amore. In Teresa si apre l’orizzonte della “piccola via”, una “via tutta diritta”, la via dell’infanzia spirituale, che non è come alcuni credono, infantilismo, una santità puerile, sorridente, sempliciotta, che come mina vagante cerca di abbattere l’antico edificio della santità eroica. Certo, la santità eroica di allora (e ci sono ancora tracce dell’ultimo giansenismo) era impossibile alla massa dei fedeli, lei portava avanti con ostinazione una santità quotidiana fatta di piccole cose, ma fatte con amore. Non per niente, Pio X la definì “la più grande santa dei tempi moderni” e Thomas Merton, scrittore americano poi diventato monaco scrisse: “la grande grazia fu per me scoprire che Teresa è un’autentica santa non una pia bamboletta”. Per Teresa, restare bambini significa avere un padre, un giorno spiegherà così tale programma “..restare bambini davanti a Dio vuol dire riconoscere il proprio nulla, aspettare tutto dal buon Dio come un bimbo aspetta tutto dal suo papà. Non cercare di cambiare stato col crescere....è un attribuirsi mai delle proprie colpe perchè i bambini cadano spesso, ma sono troppo piccoli per farsi male davvero..”. Al di là delle immagini, si tratta di rinunciare a immaginare e prendere la vita cristiana come una serie di grandi impegni o di importanti circostanze per poi sentirsi frustrati quando o non ci sembra di essere abbastanza valorizzati o viceversa, non ci sembra di essere noi all’altezza; si tratta di percorrere volentieri e di buon animo “la via dell’abbandono del bambino che si addormenta senza paura nelle braccia di suo padre”. Abbandonarsi senza paura vuol dire accettare che il fondamento di tutto sta nella consapevolezza di appartenere a Lui, nella sicurezza di avere un padre, anche quando questo non si fà più sentire e vedere. Diceva «..credo in Colui che voglio credere..» anche quando oltre al soffitto della sua celletta prima e dell’infermeria poi, non vedeva altro che vuoto e il nulla, e in quei momenti, ricordandosi della parabola di Gesù che dormiva sulla barca mentre la tempesta infuriava, diceva che preferiva stare zitta per permettere al suo Maestro di riposare. Semplicità questa?; Piccola via da raggiungere semplicemente e senza il minimo sforzo? O accettare tutto dal buon Dio, che è l’unico suo bene, per amore suo? Diceva bene François Mauriac: “..al di là di tutte le cose dolciastre ho infine scoperto il volto martirizzato di una santa...” O Pio XI che raccomandava al vescovo di Lisieux-Bayeux di non insipidire la spiritualità della santa che, anzi a suo dire era virile, maschia, fino a fargli esclamare che «..S. Teresa ..è un grand’ uomo..»(erano ancora lontani i tempi in cui un altro Papa esaltava il “genio femminile”!!). Il suo modo di fare, di concepire la vita, la spiritualità, l’esistenza, non possono essere lontani da noi. Teresa è una di noi, non fosse altro che per la sua semplicità disarmante in una libertà che è veramente libera, accettata, offerta. Il rapporto che vogliamo cogliere tra lei e noi di oggi, il nostro tempo ed il suo tempo, sta nel fatto che questa ragazza del secolo scorso è figlia di un’epoca che è anche la nostra, è inserita in un contesto socioculturale e momento storico che va' sotto il nome di “modernità” che nasce in Francia e si sviluppa in tutto l’occidente e con essa la “secolarizzazione” e il “soggettivismo”. Nella carità egli comprese il senso della sua vocazione “..nel cuore della chiesa mia madre....io sarò l’amore e questa vocazione me l’hai data tu Gesù..” Amore inteso come linfa vitale che fa' muovere tutte le membra, senza questa linfa il meccanismo si inceppa e il corpo comunitario non funziona. In una pagina del suo diario, che lei tra l’altro ha scritto per ubbidienza alla sua Madre Superiora, e che lei preferiva chiamare “i miei pensieri” si legge “..vorrei diventare apostolo, profeta, dottore,..”, sembra quasi che il Signore le rivelava nel segreto del suo cuore quello che sarebbe stata di lei, apostolo prima, profeta per l’interpretazione dei segni dei suoi tempi, e dottore oggi, per la qualità della sua dottrina. D’altra parte lei aveva già detto che in cielo Gesù avrebbe fatto tutto ciò che lei le avesse chiesto, perché sulla terra lei aveva fatto ciò che Lui gli aveva chiesto (sfacciataggine filiale dei santi!!) “..tutti mi ameranno..” Eh sì, anche questo si è avverato. Teresa, sii tu la nostra compagna e piccola amica nel cammino di noi giovani, e noi, come te avremo il coraggio di lasciare la sfida e correremo con te verso il buon Dio, scommettendo tutto nel suo infinito amore di Padre. - A cura di: don Gaetano Rocca -
 


Vai all'elenco completo delle news >>


<<Torna alla Home del sito